“Guarda mamma, mi sto modificando il cervello!”

Non esattamente quello che un genitore vorrebbe sentirsi dire dal proprio pargolo, ma più o meno è quello hanno sempre sospettato o esplicitato nella forma di “quella roba lì finirà per rincretinirti”, ed in un certo qual senso non avevano tutti i torti…

Dei ricercatori di Stanford hanno effettuato una serie di esperimenti su alcuni volontari ed hanno scoperto che l’esser stati esposti fin da tenera età, per diverse ore al giorno, ad uno specifico videogioco (Pokémon per il Nintendo Gameboy), ha permesso una maggiore attivazione di una specifica regione del cervello, il solco occipito-temporale (una parte del cervello che in genere risponde a stimoli dovuti ad immagini di animali, cosa che i vari Pokémon un po’ ricordano). Lo studio è servito a dimostrare ulteriormente che, il cervello da un lato ha delle zone che sono estremamente sensibili e malleabili a seguito di ripetuti e specifici stimoli che arrivano dalla vista, e dall’altro, il fatto che è una specie di “improvvisatore”, e questo gli permette di creare nuove attivazioni nella corteccia, ma che queste devono comunque rispettare dei vincoli, dati, ad esempio, dalla visione centrale rispetto a quella periferica.

E riguardo alla possibile obiezione di apprensivi genitori che ci riporta al titolo di questo post, il ricercatore ha detto che le persone che si sono sottoposte volontariamente ai vari test, hanno tutte un dottorato, e che come adulti, “se la stanno cavando molto bene”.

Qui trovate l’articolo originale.

3 commenti su ““Guarda mamma, mi sto modificando il cervello!”

  1. “Guarda mamma, l’acqua é bagnata!”
    Ovvero, che sia la televisione, un videogioco, un piatto di pastasciutta, la sostanza non cambia: tutti gli stimoli in misura maggiore o minore cambiano di fatto il cervello. Sarebbe da rimaner basiti del contrario, che significherebbe che il nostro cervello non permette alcun apprendimento!!!!!
    Lo studio in oggetto traccia invece una ipotesi più specialistica: quella parte di corteccia, nella maggior parte delle persone risponde a stimoli di facce e luoghi.. naturali. Perchè, di solito, sono gli stimoli che sono di gran lunga più presenti e rilevanti nel panorama delle informazioni visive. Se si guardano i Pokemon, questi non sono codificati come “pattume” e quindi scartati dal cervello, ma esso li codifica lo stesso e, dato che li vede spesso, “aggiusta” le caratteristiche per le quali rispondere selettivamente e velocemente. Il contributo dello studio é che ha tracciato caratteristiche e parametri precisi di come varia l’abilità dei “pokemizzati” rispetto ai “non-pokemizzati”. Quindi, per esser considerata una “faccia” non é più necessario che abbia gli occhi di una certa misura, ma può avere dimensioni diverse (coerenti sia con le facce umane, sia quelle dei pokemon). Adattivamente, ci é utile avere un sistema che sia preciso nel determinare se il viso che ho davanti é di un amico o di uno sconosciuto. Ma tale sistema non é ereditato, deve venire allenato. E, se nell’allenamento ci mettiamo un sacco di cartoni animati giapponesi, ciò non vuol dire che rincretiniremo, ma che saremo più abili a distinguere sia le facce della nostra cultura, sia le facce dei cartoni animati.
    Se poi questa abilità ci porterà vantaggi nella vita, é tutto da dimostrare: sia mai che l’inno del marketing “gotta catch’em all” volesse dire: “vi prendo tutti” riferendosi a noi umani…

    1. Grazie per le preziose riflessioni! Effettivamente, collegandomi al “gotta catch’em all” citato da te alla fine, sarebbe interessante effettuare tra qualche anno uno studio tra quanti hanno giocato invece a Pokémon Go, che ha avuta una diffusione ancor più capillare rispetto al suo antenato.

      1. Allora comincia a conttattarli adesso che lo stanno usando, per valutare come é la situazione attuale. Poi, tra qualche anno li ritesti e vedi se qualcosa é cambiato. Sarebbe uno studio prospettico, molto più valido di uno retrospettico come il loro….

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